Saggi - I temi delle mostre


 

"ORGANI ED ORGANETTI"
in occasione del 15° Festival Organistico Internazionale

 

L'origine e l'evoluzione nel tempo dell'organo

 

di Roberto Volentiera

     
 
Cattedrale (TV) - Positivo Napoletano '700 Chiesa S. Gregorio (TV), Gaetano Callido, 1769 Collegio Vescovile Pio X (TV), Giorgio Carli, 1994
 
     
 

Il primo organo del quale si abbia notizia sembra essere stato costruito già nel 111° secolo a.C., da un certo Ctesibio di Alessandria d'Egitto, chiamato anche "il meccanico".
L'idea di questo "ingegnere" dell'antichità fu di utilizzare una serie di arcaici oboi, chiamati aulòs, di lunghezza variabile: prendendo l'aria da una comune riserva, essi permettevano al suonatore di avere a disposizione suoni diversi.
Anche Vitruvio parla di un organo Hydraulos con otto file di auloi.
Ctesibio, essendo a conoscenza del principio fisico secondo cui l'aria può essere compressa, pensò di creare una riserva d'aria a pressione costante (come nelle cornamuse) che permettesse così di far suonare più tubi sonori posti sopra un "cassone" munito di valvole a regoli estraibili, che facevano passare l'aria a piacimento del suonatore, in una o nell'altra singola canna.
L'aria veniva aspirata e compressa mediante un sistema che sfruttava due pompe a stantuffo e una campana piena d'acqua da cui deriva il nome Hydraulos. Un primo organo è quindi databile già intorno al 270 a.C..
Fino a questo punto l'organo era ancora uno strumento arcaico e rudimentale, bisognava perciò renderlo più maneggevole affinché desse all'organista più possibilità sonore, fino a quel momento molto limitate.
Una prima innovazione fu quella di sostituire le rudimentali pompe a stantuffo, con un soffietto simile a quello del fabbro; però la riserva d'aria rimaneva sempre la campana piena di acqua e per questo motivo, nel 1° sec. d.C., lo chiamarono organo pneumatico.
Già Giulio Polluce, letterato del II° secolo d.C. e coevo dell'Imperatore Adriano, descrive l'organo pneumatico (chiamandolo Aulòs), come una sorta di siringa rovesciata (simile ad un antico flauto) le cui canne ricevono il fiato dal basso e sono tutte di diversa lunghezza.
Nel 1931 ad Aquincum (antico nome romano dell'odierna Budapest), durante una campagna di scavi archeologici, vennero alla luce i resti di un organo pneumatico di età romana, databile intorno al 228 d.C. circa.
Nella civiltà bizantina l'organo si era diffuso sia nella vita privata sia pubblica; infatti veniva considerato uno strumento di rappresentanza nelle cerimonie regali.
A Costantinopoli l'organo risuonava per le pubbliche vie, nell'ippodromo e nei cortei, ma non veniva mai impiegato in chiesa.
L'organo cadde in disuso in Occidente, dopo la caduta della Roma Imperiale, per diffondersi al contrario in Oriente.
Il suo ritorno in Occidente fu determinato dal dono di un organo da parte dell'Imperatore Costantino Copronimo, nel 757 d.C., a Pipino il Breve, padre di Carlo Magno.
Leggendario è l'organo della cattedrale di Winchester (Inghilterra) datato 957, il quale, per la sua imponenza e laboriosità, avrebbe richiesto decine di persone per azionarne i colossali tasti ed altrettante per metterne in funzione i ciclopici mantici.
Dal 826 si cominciarono a chiamare in Europa monaci che avevano acquisito le capacità tecniche per la costruzione degli organi a Bisanzio, per mettersi a disposizione dei Sovrani europei dell'epoca.
Furono proprio i monaci, tra i maggiori depositari del sapere nel corso del Medioevo, a tramandare le conoscenze acquisite nell'arte organaria. Infatti i primi costruttori di organi furono dei religiosi appartenenti agli Ordini degli Agostiniani, dei Domenicani, degli Eremitani e dei Carmelitani. Essi permisero e favorirono la diffusione dello strumento anche in Occidente, quando ormai era quasi del tutto dimenticato da questa parte di mondo.
Tra le file di questi "proto-organari" spicca in particolare il nome di un monaco, Giorgio da Venezia, il quale, come ci tramanda il cronista Eginardo, si è maggiormente distinto per la sua abilità.
Fino a questo momento l'organo non aveva mai varcato la soglia delle chiese. Sembra che il suo ingresso sia avvenuto intomo al IX° secolo ad opera di Papa Giovanni VIII° il quale, oltre a farsi costruire uno strumento, si procurò anche un valido organista proveniente dalla Baviera.
I primi perfezionamenti sul piano tecnico cominciano ad aversi già dal XI° secolo.
Venne affinata la costruzione delle canne (saldatura e mandrinatura) e venne migliorato il sistema di distribuzione dell'aria alle canne (somiere).
La tastiera rimase però ancora formata da regoli che venivano tirati verso l'esterno; in larga misura l'impianto strutturale rimase molto simile a quello dell'organo di Ctesibio, con qualche modesta modifica.
Bisogna attendere il XV° secolo per assistere all'invenzione di apparati costruttivi e alle innovazioni tecnico-foniche che porteranno l'organo ad una sempre maggiore sofisticazione, fino al XXI° secolo.
Nel 1320 viene introdotta in Olanda, per la prima volta, la Pedaliera; mentre in Italia farà il suo ingresso nel 1379, nella città di Firenze (" ...calculi pr tastando cum pedibus").
Viene poi aggiunto il ventilabro, costituito da una piccola valvola posta sotto ogni singola fila di canne, il quale consente o meno il passaggio dell'aria a discrezione dell'organista.
Con l'introduzione del ventilabro, bisognava, però, anche perfezionare l'apparato distributivo dell'aria alle canne e una loro migliore collocazione; nacquero i primi somieri.
Con l'incremento dell'applicazione allo strumento di un numero sempre maggiore di canne, il meccanismo delle valvole a regoli si dimostrò inadeguato; comparve la tastiera, collegata a tanti ventilabri (che sono contenuti nel somiere) quanti sono i tasti.
Si cominciò, inoltre, a fabbricare canne ciascuna con diametri diversi, differenziandole nel timbro sonoro.
Queste innovazioni sopravvivono tuttora e sono gli elementi essenziali che caratterizzano un organo a canne.
Dagli ultimi decenni del XV° secolo ai primi del XVII°, vediamo comparire l'organo classico italiano con caratteristiche essenziali e minimaliste.
Nel Settecento l'organo italiano fa proprie delle caratteristiche della Scuola d'oltralpe.
Si creano, poi, varie scuole organane italiane:
• quella Veneta con Nacchini, Callido, Piaggia, Dacci, Bazzani ed altri
• quella Lombarda con Carlo Prati, i Reina, i Rogantino, Fratelli Serassi, i Bossi.
• quella Piemontese con i Calandra, Concone, Landesio, Grisante e i Bruna.
• quella Ligure con T. Roccatagliata,
• quella Pistoiese con i Tronci e gli Agati.
• quella Napoletana con Giovanni Donadio detto il "Mormanno", G.F. De Palma, i Petillo.
Nell'Ottocento, il Melodramma varca la soglia delle chiese, il che fa sì che anche l'organo risenta di questa nuova musica.
Si cominciano a costruire organi con sofisticati accorgimenti tecnici e fonici atti a farlo assomigliare ad una vera orchestra. I veri maestri in questo furono i lombardi Serassi.
Vengono inoltre introdotti nuovi tipi di trasmissione tasto-ventilabro; quella pneumatica, e quella elettrica, per "agevolare" l'esecutore e svincolare la consolle dalla cassa armonica, soprattutto in organi di grandi dimensioni.
L'evoluzione dell'organo sul piano tecnologico, acustico ed artistico giunge fino al XXI° secolo, dove, dal primordiale organo Hydraulos di Ctesibio che annoverava poche decine di canne, si è giunti all'organo di Atlantic City, dotato di 7 tastiere, 933 registri e 32 913 canne.
Non sempre, però, la quantità e la qualità vanno di pari passo!

 
 

 

 
 

 
 

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