Saggi - I temi delle mostre


 

"ORGANI ED ORGANETTI"
in occasione del 15° Festival Organistico Internazionale

 

Due portelle di organo

 

di Eugenio Manzato

     
 

 
 

Pittore veneto, fine sec. XVI - inizi sec. XVII, La Risurrezione di Lazzaro, Ante d'organo, Olio su tela, cm 324X138 e cm 324X138,5 Restauratori: Laura Ancillotto, Luca Basso, Piero Toso (2000-2003)

 
     
 

 Nel 1970, nel corso di lavori di restauro del locale adiacente alla chiesa di Santa Maria Maddalena sul lato dell'antico convento, furono rinvenuti, sotto un pavimento di tavole, vasti frammenti di tela dipinta con figure e sfondo di architetture.
Grossolanamente ripuliti dalla polvere furono conservati in canonica, e solo in anni recenti furono trovati i fondi necessari per procedere ad un restauro accurato e completo.
I frammenti ricomposti rivelarono l'episodio evangelico della Risurrezione di Lazzaro, in una composizione notevole per proporzioni, per dovizia di figure e per monumentalità delle architetture di fondo; l'elemento di maggiore interesse fu tuttavia la constatazione che in origine il dipinto non era unito in un unico grande telero, ma diviso al centro, dove era possibile verificare una chiara interruzione della pittura che lasciava un margine con segni di chiodi.
La conclusione fu che si trattasse del lato esterno di due ante d'organo, che in assetto di chiusura davano forma unitaria alla composizione: ipotesi avvalorata dalla presenza, sui lati esterni, di colonne dipinte (ne rimangono solo tracce) terminanti in una scansione agli angoli delle tele, tale da consentire l'incastro del basamento e del capitello che con ogni probabilità erano presenti nella cassa dell'organo; ciò secondo un modello a tutt'oggi verificabile in Treviso nelle portelle dell'organo di San Nicolò.
Nicolò Cima, il canonico del Duomo che tra la fine del sec. XVII e gli inizi del XVIII compilò una accurata descrizione degli edifici pubblici in Treviso, nel terzo volume ("Il Chiostro", p.249) cita, in Santa Maria Maddalena "l'organo della scola dell'Oriolo", laddove, pur nella sinteticità, si arguisce che la chiesa era dotata di organo con le ante dipinte.
è dunque plausibile l'ipotesi che le portelle in esame provengano dalla chiesa stessa: l'attuale cassa dell'organo, situata come in origine nella vasta cantoria addossata alla parete della facciata, che sembra essere stata ampiamente rimaneggiata all'inizio del novecento quando fu rifatta la parte meccanica dello strumento, conserva tuttavia aspetto rinascimentale - timpano triangolare su semicolonne con capitelli ionici - coerente con lo stile architettonico della chiesa, nonché proporzioni a cui le portelle potrebbero adattarsi. Tutto ciò, in assenza di documenti memorie o indizi probanti, si propone in via del tutto ipotetica.
Anche l'attribuzione all'Orioli da parte del Cima potrebbe portare in questa direzione: pur errata, essa sarebbe tuttavia plausibile per epoca e ascendenze stilistiche (e a dire il vero Cima parla di "scola").
Il dipinto rivela un autore sgrammaticato, carente nel disegno e debole nella composizione: lo sviluppo per piani paralleli gli consente tuttavia di collocare le figure in maniera pedissequamente ordinata; anche le architetture di fondo desunte dalla tradizionale scenografia teatrale cinquecentesca, dimostrano carenze prospettiche. Un pittore mediocre dunque, ben al di sotto delle qualità stilistiche di Bartolomeo Orioli, artista trevigiano attivo dagli ultimi anni del Cinquecento al terzo decennio del Seicento, il quale, pur non eccellente, si dimostra sempre dignitoso e corretto: le sue opere giovanili sono connotate da una adesione ai modi stilistici di Palma il Giovane. Anche l'autore della Risurrezione di Lazzaro si mostra seguace di questo maestro: ne prende a modello la tipologia dei personaggi il luminismo a guizzi compendiari che conferisce tridimensionalità alle figure, le ombre che fanno risaltare le pieghe delle vesti; il raffronto va fatto con opere della piena maturità, quando Palma ha già elaborato il suo linguaggio conformisticamente tintorettiano. Le portelle potrebbero dunque essere state eseguite nell'ultimo decennio del Cinquecento o nei primi anni del Seicento.
Ad onta della debolezza esecutiva l'insieme non manca di solennità e monumentalità: va tenuto presente che la scena - per la collocazione dell'organo - era vista dal basso e da lontano, ciò che attenuava i difetti ed esaltava l'effetto d'insieme, motivo forse per cui il nostro sconosciuto pittore collocò l'episodio non nel luogo isolato dove secondo il racconto evangelico sorgeva il sepolcro, bensì in un fastoso contesto urbano.

 
 

 

 
 

 
 

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