Saggi - I temi delle mostre


 

"buon natale e buone feste"

Presepi e cartoline d'auguri

 

Mezzo secolo di auguri

 
 

di Elide e Rosanna Tronchin

 
     
 
 
     
 

Le carte augurali nascono e si diffondono in Inghilterra nell'Ottocento. Fu un certo Sir Henry Cole, editore di Londra, che nel 1846 spedì per primo un biglietto augurale appositamente stampato. La rappresentazione, eseguita su commissione da un pittore dell'epoca, aveva come soggetto una tipica famiglia inglese, raccolta intorno ad una tavola imbandita a festa, ed era accompagnata da una dicitura tipica dei Christmas anglosassoni. Quella volta ne furono stampate solamente una cinquantina di copie, ma divenne subito un grande successo, presto imitato da altre ditte. Da allora sulle Christmas cards fiorirono molte industrie.
Da noi le cartoline illustrate nascono intorno al 1870, ai tempi dell'unità d'Italia e, grazie alla loro praticità, ebbero subito una buona accoglienza. Ben presto si diffusero in tutto il mondo. Erano infatti un mezzo economico, veloce e piacevole per inviare un saluto, un augurio o un pensiero a parenti ed amici.
Venivano stampate su cartoncini di varia consistenza, ma tutti di uguale misura, cm 9 x 14; editi un po' da tutte le case tipografiche. Sul fronte portavano una vignetta adeguata alla circostanza e sul retro recavano il logo dell'editore, a volte il numero della serie e la dicitura: printed in Italy.
Molto note divennero le sigle di: " N M M " - Ceccami - T.E.L. - Degani - Ed. SAEMEE - PMCE.
Gli autori delle vignette a tema rimanevano quasi sempre anonimi; pochi hanno lasciato il loro nome a ricordo: Frjè, Bertiglia e qualche altro. Venivano preparate con le tecniche più svariate: il cartoncino poteva essere lucido, opaco, ruvido e talora anche in rilievo, la stampa poteva essere in bianco e nero oppure ad uno o più colori. Talvolta le cartoline erano persino acquerellate a mano.
Quelle monocrome erano per lo più opache; venivano preferiti i colori nero antracite, blu sfumato, azzurro in varie gradazioni, verde scuro o un marroncino detto color seppia. Quando erano variopinte venivano impreziosite da dorature e lustrini di varia natura.
Lo stesso soggetto veniva ripetuto in vari aspetti, in forma semplice, più comune e meno costosa, o in versioni più raffinate, più importanti e meglio ornate, per chi non lesinava.
Nel biglietto augurale anche il periodo storico ha talvolta lasciato la sua traccia: nei tempi di guerra la carta era meno pregiata, la stampa meno curata con scenette per lo più monocrome.
La fotografia soppiantò un po' alla volta i disegni eseguiti a mano per produrre in modo più rapido e meno costoso biglietti e cartoline augurali con il procedimento di fototipia.
Le diciture augurali: Buon Natale, Buon Anno e Buone Feste, erano sempre diverse ed originali. Ognuno era libero di sbizzarrirsi per creare caratteri nelle forme più fantasiose, nel formato più o meno grande, in corsivo, con volute e ghirigori vari per colpire e catturare l'attenzione dell'acquirente.
Nei giorni che precedevano le festività divenne quasi un rito uscire per andare ad acquistarle nel negozio giusto, trovare quella adatta alla persona o alla famiglia, cercare la frase augurale più indovinata e quindi spedirla.
Anche riceverla era un momento gradito, meno piacevole se giungeva inattesa da una persona della quale ci si era dimenticati, perché bisognava affrettarsi a rimediare con una tempestiva risposta.

 
     
 

 
 

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