Saggi - I temi delle mostre


 

dai quadernetti di bepi fini al f.a.s.t.

 

Un'eredità ed un futuro per la fotografia storica a Treviso

 

di Adriano Favaro

 
 
Foto Ferretto-Treviso Foto Garatti-Treviso
 
     
 

Ricordo Bepi Fini negli anni '80, nel suo studio di via Calmaggiore, sfogliare lento quei quadernetti a righe che gli servivano da registri: vi aveva annotato con la sua grafia incerta e saltellante i numeri relativi alle scatole di lastre negative del suo vasto archivio e brevi frasi sintetiche sul soggetto.
Lo rivedo sfogliare quelle pagine, alzarsi lento, frugare in un grande armadio e ritornare con una scatoletta di vetrini negativi che maneggiava con le sue mani tremanti. Pensavo: "adesso il vetro gli cade dalle mani", ma non succedeva mai.
Quei quadernetti, quelle negative su lastre di vetro, costituivano il grande archivio di storia e di arte relativo alla città ed al territorio trevigiano, parte del quale (i negativi originali dei Ferretto) miracolosamente sopravvissuto al bombardamento di Treviso del 1944: pensai di far raccontare la sua lunga storia di fotografo e registrai così ore e ore di conversazioni e memorie.
Pochi mesi dopo Fini chiudeva lo studio e stava per vendere quell' "archivio della memoria" ad un editore milanese: lo convinsi  con lunghe trattative, svoltesi tra un caffè e l'altro nell'attigua Pasticceria Nascimben, a portare quei preziosi "vetrini" all'interno di una istituzione pubblica, la Provincia di Treviso.
Nasceva così l'archivio fotografico storico della Provincia, con quell'iniziale e importantissimo nucleo costituito da circa 20.000 negativi in gran parte su lastre, un patrimonio che oggi conserva il FAST , il centro di fotografia denominato Foto Archivio Storico Trevigiano: sono immagini di arte e storia, sulle opere di Tomaso da Modena, di Cima da Conegliano, di Arturo Martini, tutte le immagini della campagna fotografica realizzata in collaborazione con Mazzotti sulle ville venete, di incisioni, stampe, opere di artigianato e materiale di interesse storico-culturale.
Via via, in questo centro, che ho avuto l'onore di dirigere per oltre un decennio, si sono aggiunte raccolte e fondi fotografici: Mazzotti, Gnocato, Riccati, Marino, Paggiaro, Nascimben, Forlati, Bragaggia, Perusini ecc.
Oggi le oltre 300.000 immagini conservate presso l'archivio fotografico storico della Provincia consentono di studiare l'arte e la storia del Veneto, permettendo di esplorare e analizzare nei dettagli ogni aspetto della vita quotidiana, dei costumi, delle tradizioni, dell'evoluzione del territorio, dei centri abitati, dell'edilizia rurale, dell'archeologia industriale, dal 1860 fino ai giorni nostri.
Cento anni di storia e di costume veneto sistematicamente documentati dall'occhio della fotocamera e interpretati da maestri dell'immagine come Ferretto, Fini, Mazzotti, Gnocato, Nascimben e altri.
Il FAST si è fatto poi conoscere per aver organizzato diverse importanti mostre fotografiche, spesso in collaborazione con Enti Locali e Associazioni del territorio: "L'Arte Ferita", "Conegliano... ai bei tempi", "Il Progetto di restauro e ricostruzione del chiostro dell'abbazia cistercense Santa Maria di Follina dell'architetto Giuseppe Torres - 1897", "La Grande Guerra nel trevigiano", "Bepi Fini nel FAST", "L'emigrazione trevigiana e veneta nel mondo", "Fotografare la Grande Guerra" e poi via via tante altre.
Un percorso, quello espositivo sulla fotografia storica, che a Treviso nell'ultimo decennio il FAST ha condiviso anche con importanti realtà private o associazionistiche che si stanno eccellentemente occupando di fotografia storica e non, tra le quali va ricordata la galleria di Giuseppe Vanzella, la costante attività d'alto livello del circolo "Antonino Paraggi", realtà alle quali si è aggiunto nell'ultimo quinquennio lo spazio espositivo dell'A.N.A "Al Portello Sile", con numerose mostre di successo, in cui la fotografia storica ha avuto tanta parte, come ad esempio nelle mostre "UN VENERDÌ' DI PASSIONE - Il bombardamento di Treviso del 7 aprile 1944" e "NIKOLAJEWKA 1943-2003 Fotografie e materiali della campagna di Russia".
Treviso si sta dunque sempre più qualificando anche come importante realtà di valorizzazione della fotografia storica.

 
     
 
 
     
 

La storia dello studio fotografico Fini

 
     
 

di Adriano Favaro

 
     
 

 
 

Classica foto inizio '900 realizzata in studio

 
     
 

Nel 1895 Umberto Fini, allievo di Giuseppe Ferretto, aprì dunque a Treviso un proprio studio fotografico a palazzo Avogadro al numero civico 13, presso il ponte di Castelmenardo, dove aveva anche l'abitazione e svolse la sua attività fra Treviso e Vittorio Veneto.
Nel 1905 trasferì il suo studio e la sua abitazione al numero 26 di via Riviera Regina Margherita.
Iniziò una campagna fotografica a Treviso, Belluno, Udine, riprendendo in particolare opere d'arte e paesaggi, creando un vastissimo archivio distrutto in gran parte nel bombardamento di Treviso del 7 aprile 1944.
Umberto Fini ampliò la sua attività aprendo studi a Montebelluna, Portogruaro ecc., sedi che all'indomani della sua scomparsa, avvenuta nel 1928, furono chiuse dal figlio Giuseppe (1906-1997). Questi ne raccoglie l'eredità e ne continua l'attività. Esperto d'arte, si è formato alla scuola di artisti come Giovanni Apollonio e Alessandro Milesi.
Nel 1934 frequenta il Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma; collabora con Comisso, stringe legami di amicizia e di collaborazione con Sante Cancian, Mario Botter, Bepi Mazzotti, Nino Springolo, Giuseppe Maffioli e molti altri protagonisti della cultura trevigiana.
Nel corso degli anni ricostruisce un vastissimo archivio fotografico specializzato in opere d'arte, accogliendo contributi di altri fotografi del territorio e di amici che incrementarono quello che è divenuto uno dei più noti archivi fotografici del Veneto. Nello studio di Fini operarono altri valenti fotografi come Giulio Vecchiato e Bruno De Adamo.

 
     
 

 
 

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