Saggi - I temi delle mostre


 

"un venerdì di passione" 
Il bombardamento di Treviso del 7 aprile 1944

 

OBIETTIVO VENERDì SANTO

 

di Neno Acquistucci

     
 
 
     
 

Sono passati 60 anni da quel terribile evento del 2° conflitto mondiale eppure, nonostante siano emerse le vere motivazioni strategiche largamente documentate, permane ostinatamente nell'immaginario collettivo l'idea di motivazioni improntate a pura fantasia. Un errore dei piloti che confusero Treviso con Tarvisio.
La presenza di alti gerarchi nazi-fascisti all' albergo Stella d'Oro di Treviso.
L' acquartieramento di un consistente numero di truppe schierate a difesa della città.
Perché questa ostinazione a rifiutare la realtà? Ma proprio perché non si voleva credere che a Treviso ci potesse essere qualche obiettivo di interesse militare. L'aver saputo che le aree ferroviarie - la Stazione Ferroviaria e lo Scalo Motta - cosi integrate nel tessuto abitativo della città, erano state considerate obiettivi di interesse militare è e rimane per i Trevigiani difficile da accettare tanto da preferirne delle altre, appunto fantasiose, emerse a ridosso di quel evento. Cosa ha veramente determinato quel famoso bombardamento è quindi da collegare alla situazione del fronte esistente nei primi mesi del 1944.
Gli Alleati erano attestati a Cassino e ad Anzio, bloccati dalla furiosa resistenza tedesca e da un inverno particolarmente inclemente.
è stato in quel periodo che è maturata la possibilità, da parte degli Alleati, di attuare un'operazione denominata Strangle, che vuol dire strangolare, per cercare di interrompere il flusso dei rifornimenti (materiale, uomini e mezzi) dalla Germania e dall'Austria, verso il fronte.
L'operazione Strangle iniziò il 19 marzo e si concluse l'11 maggio del 1944. Studiata e messa a punto dal Comando Aereo Alleato, si avvalse di tutto il potenziale in quel momento disponibile, costituito da bombardieri medi, schierati in Sardegna e in Corsica, e da quelli pesanti orbitanti nell'area di Foggia e di Lecce. Ai bombardieri medi fu affidato il compito di colpire tutte le linee, i ponti, i viadotti e i tunnel a ridosso del fronte, ai bombardieri pesanti quello di attaccare le aree ferroviarie ed i ponti che incidevano lungo la direzione del flusso dei rifornimenti.
L'apporto maggiore all'operazione fu dato dai bombardieri medi. Quelli pesanti, che costituivano le forze strategiche, avevano il compito primario di attaccare gli obiettivi in Germania, in Austria e Romania.
Perciò il loro contributo in questa operazione fu limitato a colpire aree ferroviarie fuori dalla portata dei bombardieri medi. Treviso è stata purtroppo prevista in uno di questi attacchi di bombardieri pesanti: i B-17, le famose Fortezze Volanti.
Dalla documentazione, rilasciata dall'Ufficio Storico dell'USAF, è possibile rilevare come le aree ferroviarie di Treviso erano già state catalogate e studiate come obiettivo militare nell'agosto 1943 e che il piano di attacco su Treviso esisteva dal 6 marzo 1944.
Un piano beffardamente chiamato Venerdì Santo, quasi con il desiderio palese di dissacrare il giorno di maggiore raccoglimento della popolazione nel periodo pasquale.
Esso faceva parte di un piano più ampio chiamato "Baker" con il quale si volevano neutralizzare contemporaneamente le 4 aree ferroviarie di Treviso, Mestre, Ferrara e Bologna, situate proprio lungo il flusso diretto a sud.
Per assicurare la saturazione della difesa aerea avversaria, ridurre al minimo le perdite e garantire il successo dei bombardamenti furono coinvolti nell'azione 159 B-17, 264 B-24, 113 P-38 e 45 P-47 per un totale di 581 velivoli, tutti americani! Scorrendo i dati statistici si rileva che il piano andò a buon termine, le perdite furono molto contenute ed i risultati dei bombardamenti più che soddisfacenti. Solo per Treviso ci fu scarsa precisione. Anche se si rilevarono molti danni sull'area ferroviaria, molte bombe caddero sulla città.
Osservando i tempi dell'attacco del 7 aprile 1944 si può notare come gli attacchi alle quattro città sono contenuti in 27 minuti. Il dato più significativo, però, è che il primo attacco è stato su Mestre, con un anticipo di 22 minuti su quello portato a Treviso.
Se si considera che le formazioni su Mestre dovettero ingaggiare combattimenti con 25-30 caccia nemici (Me 109, Fockewulf 190 e qualche Mc 202 e RE 2001), si capisce perché quelle a Treviso non trovarono contrasto aereo.
La capacità difensiva tedesca ed italiana, al sopraggiungere dei B-17 che dovevano sganciare a Treviso, si era ormai esaurita.
Il 7 aprile il blocco dei velivoli, destinato a Treviso, era composto da 5 formazioni per un totale di 159 B-17 scortati da 31 caccia P-38. In caso di cattivo tempo o nell'impossibilità di sganciare le bombe sull'area ferroviaria tutte le formazioni avevano come obiettivo alternato l'area ferroviaria di Vicenza.
Tutti i velivoli interessati a questa operazione decollarono dai vari aeroporti di nuova costruzione nella pianura di Foggia: Amendola, Tortorella, Celone, Lucera, Salsola.
Dopo un lungo e laborioso ricongiungimento, i velivoli si diressero a Nord risalendo l'Adriatico e furono raggiunti dai P-38 all'altezza di Ancona. Proseguirono diretti su Jesolo e San Donà di Piave, i due punti iniziali dai quali sistemarsi con tutti i parametri giusti (quota, velocità e posizione dei velivoli in formazione) prima della fase finale.
La pianificazione prevedeva che tutte le cinque formazioni, una di seguito all'altra, fossero sull'obiettivo alle 13.20. Per qualche ritardo accumulato lungo la rotta, le formazioni si sgranarono, La prima attaccò alle 13.24 e l'ultima alle 13.29.
Delle 5 formazioni, 4 attaccarono la Stazione Ferroviaria sganciando 2.216 bombe (340,2 tonnellate) ed una lo scalo Motta sganciando 420 bombe (105 tonnellate).
L'ultima delle formazioni sulla Stazione, per completare l'opera di distruzione, sganciò bombe incendiarie da 50 kg. Le altre bombe furono tutte da 250 kg ad uso generale e di demolizione. La differenza fra le bombe da demolizione e quelle ad uso generale era data dalla quantità di esplosivo che per le prime poteva arrivare a più del 50% del peso complessivo dell'ordigno. Tutte le bombe avevano un innesco (spoletta) a tempo ritardato in punta ed in coda, per cui esplodevano frazioni di secondo dopo l'impatto.
Abbiamo detto che i caccia, già in numero limitato, impegnati su più aree attaccate, non poterono intervenire su Treviso.
In compenso ci fu una sostenuta reazione della contraerea sia nei pressi della Stazione Ferroviaria sia a sud di Treviso e questo risulta dai rapporti effettuati dagli equipaggi. Si parla di contraerea pesante, costituita da cannoni di 88 mm, in dotazione ai tedeschi e asserviti al radar, capace di raggiungere e superare le quote di bombardamento che in quella circostanza variarono tra i 6.400 ed i 7.500 metri Evidentemente i tedeschi avevano compreso il disegno degli alleati di colpire i nodi ferroviari più importanti e perciò avevano deciso giustamente di difendere Treviso con una contraerea efficace.
L'accuratezza del bombardamento, si è detto, risultò la peggiore dei quattro obiettivi colpiti (oltre a Treviso - ricordiamo - Mestre, Ferrara e Bologna).
E ciò per diversi fattori. Uno di questi sembra essere stato - stando a quanto è scritto in un rapporto dei caccia - il fumo che si sarebbe levato prima dell'attacco, con la conseguente difficoltà per i bombardieri di mirare nel punto previsto.
Un altro fattore potrebbe essere individuato nelle eccessive distanze mantenute fra i velivoli o a causa della contraerea o per un avvicinamento finale non del tutto regolare.
Dilatando queste distanze, le formazioni, anziché coprire un'area di sorvolo di circa 400 metri possono aver coperto in larghezza anche 500 metri.
In questo modo è facile ipotizzare che lo sgancio abbia interessato un'area maggiore, coinvolgendo nel disastro buona parte della città.
I danni fuori e dentro le mura furono, come noto, gravissimi.
Un grande patrimonio umano, artistico, religioso e culturale fu spazzato via in quei terribili 5 minuti!
Con una precisione del genere, il bombardamento, cosiddetto selettivo degli americani, diventava un puro eufemismo e spesso provocava più morti del bombardamento d'area - quello effettuato dagli inglesi di notte - perché realizzato di giorno, così da sorprendere, oltre ai residenti, la popolazione proveniente da fuori città impegnata nelle varie attività lavorative e sociali, come successe a Treviso in quel tragico venerdì santo. Ne morirono circa 1.600, esclusi i tedeschi, per i quali non c'è mai stato un censimento ufficiale ma si sa per certo che fu un numero consistente.
Molte persone morirono, come topi, nei rifugi pubblici che erano stati allestiti in modo precario senza la protezione contro la penetrazione di bombe e senza rispettare le normative previste.
Questo essenzialmente per mancanza di fondi e per la radicata convinzione che Treviso non potesse subire alcun bombardamento di quel genere perché senza grossi impianti industriali o altri obiettivi di effettiva valenza militare. Oggi, dopo un arco di tempo così lungo, si continua a parlare di questo bombardamento. Esso ha prodotto una ferita che la verità storica non può e non ha la pretesa di rimarginare.
è difficile far accettare a chi ha perso i propri cari, la casa ed ha visto scomparire interi quartieri che l'obiettivo della Stazione Ferroviaria era da considerare un importante obiettivo militare da distruggere assolutamente.
Ed è soprattutto amaro rilevare che i risultati dell'attacco furono pressoché ininfluenti ai fini di tutta l'operazione Strangle. Aver conosciuto come sono andate le cose ci deve far meditare sugli effetti distruttivi di tutte le guerre e come la logica perversa di queste prevarichi qualsiasi buon senso.
Dobbiamo anche rilevare come i trevigiani di allora seppero reagire a tanta tragedia.
Con dignità e laboriosità, iniziarono una ricostruzione lenta e difficile fino a riportare la città, così terribilmente mutilata, al quello splendido centro urbano che oggi possiamo godere ed apprezzare.

 
     
 

 
 

Chiudi


Via Tasso-Piazza Garibaldi Treviso - Tel. 0422 546161- Fax 0422 571837

Per informazioni: portellosile@libero.it