Saggi - La città di Treviso e provincia


 

Jacopo-Giacomo Tasso

 

di Francesco Zanardo

 
 

 
     
 

Molti confondono il Tasso, al quale è intitolata la via che va dal ponte Garibaldi verso il bastione di Santa Sofia, con Torquato, il noto autore della "Gerusalemme liberata". Non sanno, invece, che si tratta di Jacopo, patriota di Longarone, fucilato dagli Austria nel 1849 proprio sotto il bastione, per aver organizzato l'invio a Venezia di volontari Bellunesi e contribuito così alla resistenza della Repubblica del Manin e del Calvi.
Jacopo Tasso nasce a Longarone il 23 ottobre 1808, educato in una famiglia che coltivava sentimenti patriottici, che rimpiangeva il dominio di Venezia e che sognava un re, un esercito ed una bandiera d'Italia.
Alla fine degli anni venti la famiglia si trasferisce a Padova.
Jacopo si iscrive a giurisprudenza e nell'ambiente dell'università frequenta gli affiliati alla carboneria, conosce le idee del Mazzini e si associa alla "Giovane Italia".
Nel 1832 si laurea ed inizia con successo la professione di avvocato a Belluno. 
Contemporaneamente è al centro di qualsiasi gruppo di dissenso all'Austria, radunando attorno a sé patrioti e rivoluzionari fino ad organizzare la sommossa del marzo del '48.
Rientrati gli Imperiali a Belluno, il Tasso va esule a Venezia. Ha il battesimo del fuoco nello sfortunato scontro di Cornuda e, dopo Custoza, torna a Belluno.
Riaperto lo studio, diviene il principale referente della lotta all'Austria nel Bellunese e segretamente invia uomini e mezzi a Venezia per favorire così la resistenza della Repubblica.
Ad uno di questi uomini la polizia austriaca sequestra una lettera autografa del Tasso che viene arrestato il 9 gennaio del '49 e condannato all'impiccagione dal tribunale militare di Treviso con la pena trasformata in fucilazione. Raffaello Barbiera nel 1918 descrive il giorno della esecuzione nelle pagine delle notizie biografiche del Tasso in "Ricordo delle terre dolorose".
"Spuntò la mattina del 10 aprilel849, giorno fissato alla esecuzione. Il ciclo era plumbeo, tristissimo. La città atterrita, taceva. Si videro procedere i volontari austriaci con cappello alla tirolese dalla piumetta bianca, che il popolo, per derisione, chiamava "i cappellini ".
Jacopo Tasso, accompagnato da due preti, seguiva quei volontari del patibolo, in una carrozza. Era pallido, ma austero. Aveva un fazsoletto bianco al collo, annodato sulla nuca.
Fra le mani, che non tremavano, teneva una corona del rosario. Nel cammino, i preti, a bassa voce gli raccomandavano l'anima. Davanti la casa Giacomelli, sulla riva del Sile, di fianco al cosiddetto "Portello " erano fermi due medici che aspettavano la grazia dell'Imperatore. Uno di essi era pronto a cavar sangue dall'infelice, nel caso che la grazia fosse giunta, e che, per scemare gli effetti di una forte emozione allo sventurato, si fosse resa necessaria (secondo la pratica d'allora) quella piccola operazione. Ma la grazia non venne.
Arrivata la carrozza sul campo dell 'esecuzione, si ferma. Jacopo Tasso ne discende; i preti continuano a raccomandargli l'anima a Dio: egli alza le braccia. Appena finite le preghiere, il "profosso" gli benda gli occhi col fazzoletto e lo fa inginocchiare. Il condannato ricompone con mano ferma il fazzoletto per nasconderai meglio la luce agli occhi. Un prete, che gli sta accanto intona il "Credo " e ad ogni parola si allontana di un passo. All'amen il "profosso " spezza una bacchetta che ha in pugno. Allora sei caporali allineati in faccia al martire, sparano: egli cade ucciso. Uno dei volontari ("cappellini ") corre sopra al cadavere per tirargli un colpo di pistola o per insultarlo; ma il suo capitano lo ferma, lo oltraggia e, con uno spintone lo butta a terra.
Nella notte stessa Jacopo Tasso fu sepolto in quel campo, là dov'era caduto, coi vestiti che aveva indosso, entro una cassa di legno; ma siccome questa era corta per la lunga persona, i becchini militari con tutta forza vi si gettarono sopra e ve la costrinsero aggruppandola. Nessun segno sulla fossa. Su quel piano si esercitarono a lungo le truppe austriache alle manovre".

 
     
 

Cippo posto dal Comune di Treviso alla fine dei giardinetti, sotto il bastione di Santa Sofia, dove il Tasso è stato fucilato, con questo testo:

 

Fronte: QUI JACOPO TASSO BELLUNESE MORÌ FUCILATO DALL'AUSTRIA IL 10 APRILE 1849. AD ONORE DEL MARTIRE PATRIOTTA CITTADINI E MUNICIPIO DI TREVISO QUESTA MEMORIA POSERO.

 

Retro: COL NOME DELL'AVV J. TASSO ARRESTATO A BELLUNO FUCILATO A TREVISO SI INSCRIVONO I NOMI DI DUE VILLICI DI MOGLIANO VANIN LUIGI E PILLON ANTONIO FUCILATI A MESTRE E SI FA RICORDO DEI DUE CONTADINI FUCILATI SUL PRATO DI S.M. DEL ROVERE PER POSSESSO D'ARMI CHE NON ERANO ARMI 1848-1849.
QUI RICOLLOCATO NEL I° CENTENARIO 1949.

 
 

 

 
 

 
 

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