Saggi - La città di Treviso e provincia


 

Il Convento delle Domenicane di San Paolo in Treviso

 

di Ivano Sartor

 
 

 
     
 

Il complesso conventuale posto sulla destra del Sile appena a valle del ponte di Santa Margherita è noto ai trevigiani come ex Distretto Militare, poiché qui, nella caserma "Pietro Micca", ebbe sede quel corpo militare dal 1945 fino alla sua soppressione, avvenuta nel 1995. Solo recentemente all'immobile è stato restituito il suo nome originario e che lo qualificò per parecchi secoli: convento di San Paolo. Qui trovarono la loro sede le suore domenicane. Giunte a Treviso nel 1224, in anticipo di sei anni rispetto al ramo maschile dell'Ordine dei Predicatori, vivevano assieme a dei frati in una congregatio et collegium di sorores e di fratres, seguendo la regola diSant'Agostino (solo temporaneamente e non senza controversie abbandonata per quella di San Benedetto). La loro forma di vita comunitaria troverà la definitiva formulazione nel 1265 con le costituzioni date dal vescovo diocesano frate Alberto.
Nella seconda metà del XIII secolo il convento intitolato a San Paolo si consolidò socialmente, sia attraverso l'accoglimento di varie giovani monacande provenienti dalle più prestigiose famiglie cittadine e del territorio, sia attraverso i beni loro conferiti con generosi lasciti testamentali.
La consistenza dei beni acquisiti consentì lo sviluppo edilizio dell'insediamento delle domenicane, che oltre agli immobili da esse utilizzati innalzarono nuovi edifici da affitto verso il Sile.
Nel 1265-1266, aiutate dal ramo maschile di San Nicolò, aprirono una dura vertenza contro i confinanti Eremitani, opponendosi alla costruzione del nuovo convento di Santa Margherita, da esse ritenuto troppo vicino alle mura domenicane.
Superata una breve fase di crisi economico-finanziaria intervenuta tra la fine del XIII e i primi decenni del XIV secolo, il convento ebbe un buon sviluppo nel corso del Quattrocento e del Cinquecento, registrando una fase di ampliamento degli immobili, necessari per accogliere un maggior numero di suore (passate dalle 20-30 degli inizi alle 30-40 del sec. XVI). La ricostruzione, gli ampliamenti e la ristrutturazione del convento venne agevolato dal fatto che le domenicane possedevano la fornace di Cafancel (Caffoncello).
Nel 1534-1543 vi fu una vera e propria ristrutturazione degli immobili; nel 1550-1557 vennero eseguiti significativi interventi di ristrutturazione e consolidamento della chiesa.
Nel 1569 venne costruita in ampliamento una nuova ala del convento, completata e arricchita nel 1583-1588 con il secondo chiostro, ancor oggi esistente, anche se non in forma completa.
Pur con la ristrettezza imposta loro dalle norme dettate con le nuove Costituzioni date dai vescovi Giorgio Corner e Alvise Molin (1596) - poi mitigate nel 1722 - le Domenicane intrattennero rapporti aperti con la città, sviluppando varie forme devozionali (in particolare la devozione della Dottrina Cristiana) ed offrendo ai cittadini importanti rappresentazioni teatrali od esecuzioni musicali di natura sacra.
Fu per opera di queste suore che vennero fondati i due conventi di domenicane di Santa Maria Maddalena di Oderzo (1548) e del Redentore di Castelfranco Veneto (1602).
Agli inizi del Settecento il convento raggiunse il rilevante numero di circa 60 ospiti: tra queste vi erano anche alcune educande, oltre ad altre giovani della città che frequentavano le suore per la propria formazione intellettuale. Tra gli interventi più significativi di questo periodo va segnalata la parziale ricostruzione, nel 1733-1734, del fabbricato prospiciente al Sile.
Dopo aver superato le difficoltà del periodo delle invasioni militari che portarono alla fine della Repubblica di Venezia (nel 1801 diedero breve ospitalità alle Salesiane di Lione - Visitandine - destinate a tornare a Treviso agli inizi del Novecento), sopravvissero anche alle soppressioni napoleoniche decretate nel 1806 (allorché accolsero le consorelle dei conventi chiusi di Oderzo e di Castelfranco), le Domenicane dovettero alfine abbandonare San Paolo nel 1810, quando l'amministrazione francese dispose la chiusura definitiva di ogni monastero o convento. In seguito trovarono rifugio, come educatrici e non più come suore, nel collegio-convitto di San Teonisto (1811).
In periodo di dominazione francese il complesso edilizio fu utilizzato come Ospedale Militare e successivamente come struttura militare; in quella fase storica poco felice vennero demoliti una porzione del chiostro tardo-rinascimentale e la bella chiesa.
Il complesso domenicano di San Paolo si qualificava per l'importante e prezioso corredo artistico in esso racchiuso. Vi si potevano osservare un grande Crocifisso del sec. XIV,  le decorazioni di Francesco Dominici, diverse opere del conterraneo Paris Bordon che dipinse dapprima (1557) tre cappelle, poi quella di Santa Caterina (1558) e varie pale d'altare; si aggiungevano altre opere di Giambattista Meloni, quelle del Domenichino (cinque cappelle) la Deposizione dalla Croce di Lorenzo Lotto, 1'Incoronazione della Vergine di Giovanni Battista Cima, altre opere di Francesco Beccaruzzi, di Ludovico Fiumicelli (la decorazione della cassa e della cantoria dell'organo), di Giacomo Lauro, la celeberrima Crocifissione di Jacopo da Ponte da Bassano, la decorazione dell'organo di Bartolomeo Orioli, lo Sposalizio Mistico di Santa Caterina di Gregorio Lazzarini (1696), gli affreschi su tutta la chiesa eseguiti da Louis Dorigny (1715), quelli nella cappella dell'altare maggiore opera di Francesco Zanchi (1740), oltre all'organo costruito per questa chiesa da Gaetano Callido nel 1793, in sostituzione di quello realizzato nel 1591 da Vincenzo Colonna.

 
 

 

 
 

 
 

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