Saggi - La città di Treviso e provincia


 

Il porto sul Sile

 

di Emilia Peatini

 
 
M. Coghetto, Il porto sul Sile M.  Coghetto, La chiesa e il ponte  di Santa Margherita
 
     
 

Delle sette vedute di Treviso di Medoro Coghetto (Canonico della Cattedrale e pittore trevigiano, 1707-1793), conservate al Museo Civico "Luigi Bailo," ben tre ritraggono la città nella zona del Porto o in siti immediatamente adiacenti. Si presume che il pittore avesse dedicato altre opere alla zona del Porto: lo documentano alcune immagini della fine dell'ottocento che si ispirano a vedute di Medoro Coghetto. Due acquerelli sono conservati nella Biblioteca Comunale: "Riviera S. Paolo" di Angelo Sala del 1889; "Veduta del Sile, S. Polo, S. Margherita, Civico Ospedale, dal Piazzale ora Giacomelli", di Domenico D. Martini del 1870 (danneggiato dal bombardamento del 7 aprile 1944).
Nelle vedute che ritraggono anche altri importanti siti cittadini, la vivacità dei colori dei cieli ampi e le calde tonalità degli edifici, così puntualmente descritti dal Coghetto, contrastano con gli spazi quasi deserti delle piazze, senz'altro poco animati dalla presenza di uomini e di animali. Le due immagini, "Il Porto sul Sile" e "La chiesa e il ponte di Santa Margherita", dimostrano l'attenzione che l'autore dedicò a questo sito della città. Ci possono dare la percezione di come la zona del porto, nell'XVIII secolo, fosse il punto centrale dei traffici commerciali e la testimonianza che il Sile era ancora la più importante via di comunicazione tra Venezia e la terraferma. 
Nel XVIII secolo, un'epoca non certo tra le più fiorenti per la città, la zona del porto era senz'altro una delle più animate: il tratto di fiume, tra il convento di San Paolo e gli edifici del portico delle Navi con l'elegante palazzo dalla loggia cinquecentesca, è solcato da piccole imbarcazioni coperte; al porto sono all'opera gli scaricatori indaffarati tra i grossi barconi all'ormeggio e la banchina dove si ammassano le merci. Sullo sfondo, ad unire il nucleo antico della città con la Civitas Nova, è riconoscibile l'architettura armoniosa del ponte di Santa Margherita, con le eleganti guglie in pietra alle sue  estremità e con  l'arco   "a  schiena  d'asino" per agevolare il passaggio alle imbarcazioni che arrivavano fino a San Martino. Arco elevato e guglie che una recente costruzione, realizzata per permettere la comunicazione tra le due zone dell'università, l'antico convento di San Paolo e gli edifici dell'ex-ospedale, forse intende ricordare.
Il corrispondente attuale paesaggio urbano mantiene solo in parte l'aspetto e il sapore di questo scorcio: sostituito il ponte dissestato di Santa Margherita; cancellato l'elegante Portico delle Navi, con le costruzioni che si affacciavano direttamente sull'acqua, per aprire la nuova riviera; scomparse le alte torri che svettavano dietro le case; perduta l'elegante loggia cinquecentesca. Nel tempo sono state modificate le funzioni degli edifici e degli spazi ed è soprattutto mutata la funzione del fiume. Fin da tempi antichissimi, ma ancora nel settecento, il tempo che Medoro Coghetto ha voluto documentare con le sue vedute, e fino a metà del XIX secolo, il Sile era la strada e le architetture intorno, dal ponte ai portici che vi si affacciavano, erano costruite in funzione del fiume. La vita era lungo il Sile: il fiume e le sue rive erano animati dalle imbarcazioni e dai naviganti, dai facchini del porto, dalle donne che lavavano i panni, dai buoi che tiravano le reste per l'alaggio delle grosse imbarcazioni, come Medoro Coghetto documenta nella veduta dedicata alla chiesa e al ponte di Santa Margherita.
Oggi, che il Sile ha perso la sua funzione primaria di via di comunicazione, anche i cittadini hanno profondamente mutato il loro rapporto con il fiume ed è difficile, nel paesaggio attuale, trovare i segni dell'antico porto che è andato progressivamente allontanandosi dal sito originario.

 
     
 
D.D. Martini, "Veduta del Sile, S. Polo, S. Margherita,
Civico Ospedale, dal Piazzale ora Giacomelli"
A. Sala,  "Riviera S. Paolo"
 
     
 

È ancora più difficile, se non aiutati dall'iconografia, immaginare i burchi, i burchielli, i brigantini, le peate e i battelli pescherecci che incrociavano lungo il Sile, quando i traffici da e per Venezia erano intensi: giornalieri per il grano, le farine, gli ortaggi e il vino, quattro volte all'anno per i roveri del Montello diretti all'arsenale di Venezia e ancora per i prodotti delle miniere dell'Agordino destinati alla Zecca ... mentre barche provenienti dalla laguna portavano alla città altri prodotti e soprattutto il sale. 
Nell'acquerello del Martini la prospettiva si allarga rispetto alla veduta del Coghetto: è visibile, sulla destra, la casetta della dogana, accanto al vecchio approdo delle imbarcazioni e prima del ponte detto "dell'Impossibile", alla confluenza del Cagnan grande nel Sile. Nel 1834 gli uffici della dogana furono trasportati al pian terreno del nuovo palazzo dell'ospedale e la vecchia dogana fu demolita. 
Nella veduta di Antonio Sala la prospettiva si sposta verso il portello: in primo piano, gonfiata dal vento, l' elegante vela latina di una grossa imbarcazione e, sullo sfondo, piazza delle Barche con il Palazzo Giacomelli e una casa che sarebbe diventata la sede degli uffici daziari, mentre il porto si allontanava per sempre dalla città.

 
 

 

 
 

 
 

Chiudi


Via Tasso-Piazza Garibaldi Treviso - Tel. 0422 546161- Fax 0422 571837

Per informazioni: portellosile@libero.it