Saggi - La città di Treviso e provincia


 

La Polveriera di Treviso

 

di Giorgio Nicolini

 
 

 
 

Disegno elaborato nel 1681 dopo lo scoppio (1677) della Polveriera della città, posta oltre il Sile, dove ora sorge l'Istituto Emiliani (ASTV, C. R. S., San Paolo di Treviso, b. 58, f .16).

 
     
 

Dal dizionario: MAGAZZINO ADIBITO A DEPOSITO DI SOSTANZE ESPLOSIVE.
Le prime notizie sono del sec. XVI e riguardano la Polveriera del Castello di Treviso. Il Castello stava dov'era l'Officina del Gas ed era collegato alla riva "cittadina" del Sile da un ponte "militare" che consentiva di entrare in città senza passare per il ponte S. Martino. Riva cittadina dove venne eretto il 'Tezzon dei nitri", un loggiato-tettoia dove venivano custodite parecchie decine di pecore per ricavarne il salnitro, sostanza che unita allo zolfo (10%) e al carbone (15%) dava la polvere da sparo (o Polvere nera o Polvere pirica).
Nel 1630 la Polveriera del Castello (Polverificio) saltò in aria. Fu necessario trasferirla fuori città, oltre l'attuale Ponte Garibaldi, all'altezza dell'Istituto Emiliani. Tutto inutile perché, dopo un incendio premonitore qualche anno prima, il 12 giugno 1681 anche la nuova Polveriera scoppiò fragorosamente, terrorizzando tutta la città ma ancor più le vicine monache di S. Paolo, che vollero ricordare storicamente il fatto.
Lo scoppio è rappresentato a colori in una mappa dei beni conventuali, conservata ora presso l'Archivio di Stato di Treviso.
Come si può ben notare, il sito della Polveriera era sulla opposta sponda del Sile rispetto all'attuale "Sede Alpina" del Portello. Dopo il 'Fattaccio" la Polveriera fu spostata ancora più a valle e decentrata in località Ca' Foncello.
La nuova Polveriera funzionò fino al 1834, quando una nuova esplosione distrusse la struttura.
Nell'occasione mori il custode.
La Polveriera sarà per breve tempo riutilizzata durante i moti insurrezionali antiaustriaci del 1848 per poi essere trasformata in uno stabilimento per la raffinazione del riso.

 
     
 

 
 

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