Saggi - La città di Treviso e provincia


 

Il Teatro Onigo

 

di Toni Basso

 

 

 

     
 

Gli Onigo avevano residenza nel cinquecentesco palazzo d'angolo tra il Corso del Popolo e la Via Cadorna (attuale ristorante Break), quando nel 1691, nell'attigua area dove possedevano ormai in rovina una "casa con bottega e magazen", presero l'iniziativa di edificare un teatro rispondendo alla crescente domanda non solo della società locale ma anche dei Veneziani che nella stagione autunnale si trasferivano nelle ville del Trevigiano.
Fiorino d'Onigo si era per questo rivolto a Francesco Maestri "proto de ' teatri da Opera di Venezia" proponendogli l'usufrutto della gestione per dieci anni in cambio delle spese di costruzione e dell'onere gestionale e dietro versamento d'un affitto annuo di venticinque ducati. L'accordo però non ebbe corso e l'Onigo nel giro di un anno portò a termine l'impresa inaugurando il teatro nell'autunno del successivo 1692.
Dopo il fervore iniziale, era venuto a mancare nel novembre di quello stesso anno 1692 il conte Fiorino, il teatro andò in progressivo abbandono, e fu solo nel 1766 che il conte Guglielmo d'Onigo riprese l'iniziativa ricostruendo un nuovo teatro su progetto di Antonio Galli Bibiena affiancato per la elaborazione della facciata e dell'atrio dall'architetto bassanese Giovanni Miazzi.
Il nuovo teatro colse un immediato successo, ma le spese di conduzione si rivelarono ben presto ingenti, tanto che i palchi furono concessi in enfiteusi alle famiglie nobili e ai ricchi commercianti di Treviso e Venezia. Tuttavia le mutate condizioni politiche ed economiche che andarono a modificare l'assetto della società e le forme degli spettacoli indussero nel 1844 Guglielmo d'Onigo a concordare con i palchettisti una nuova convenzione che maggiormente coinvolgesse gli utenti, giungendo a costituire quella Società dei Palchettisti dalla quale il teatro prese appunto il nome di Sociale. Ad aggravare le difficoltà si aggiunse nel 1868 un incendio, cui seguì una rapida ricostruzione. Alla Società dei palchettisti l'immobile fu ceduto dagli Onigo nel 1907, mentre la famiglia continuava a rimanere enfiteuta del palco reale (il n. 12 della seconda fila), beneficio che, passato alle Opere pie d'Onigo, fu da queste ceduto nel 1919 al Comune di Treviso. La grave crisi economica del 1929 si fece sentire anche sulla gestione del teatro la cui attività rimase paralizzata dal novembre di quell'anno al novembre del 1931 quando il Comune addivenne alla determinazione di rilevare il teatro che assunse il nome di Comunale.
Già da tempo la famiglia Onigo aveva ceduto la proprietà del palazzo attiguo al teatro, per costruirsi una nuova residenza a Sant'Andrea, dove residuavano le tracce dell'antica bastia, il Castelvecchio che ha dato il nome a un rivale.
Il palazzo degli Onigo ne avrebbe incorporato i resti, e di questo assemblaggio parrebbe darne evidenza Marco Sebastiano Giampiccoli in una incisione del 1783 dedicata appunto al "Nob. Guiliemo Com. de Vonico Vetustissimo Patritio Travisino I Virtute, Scientiis Ornatissimo Reique Agrariae Cultori Eximio" che in una veduta prospettica della città fa vedere il palazzo del dedicatario mettendo in bella evidenza i due differenti corpi di fabbrica.
Il palazzo sorgeva nella parte alta della estesa proprietà che dalla piazza scendeva  digradando verso la riva del Site, era però interrotta da un vicolo parallelo al fiume che dava accesso ad alcune piccole case che vi prospettavano, e delle quali ci rimane  documentazione in un dipinto settecentesco di Medoro Coghetto. A metà Ottocento, come  documentato da una incisione di Antonio Nani, le casupole furono demolite per estendere sulla loro area il giardino del Palazzo. Il pubblico transito della stradina (Vicolo Fiumicelli) fa mantenuto facendola correre come una trincea incassata tra i terrapieni del giardino, e quindi non visibile; due ponticelli la attraversavano collegando la parte superiore del parco con quella ulteriore. L'effetto prospettico della soluzione risultava godibile sia dall'alto del Palazzo come dalla riviera opposta.

 
     
 

 
 

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