Saggi - La città di Treviso e provincia


 

Il Palazzo ex Dolfin, Giacomelli e Calzavara a Treviso

 

di Morena Abiti

 
 

 
 

Biblioteca Comunale di Treviso, acquerello, D. 31

 
     

 

Nella veduta di Antonio Sala del 1889 lo sguardo è rivolto verso il Portello: una grossa imbarcazione in primo piano, il convento delle domenicane dì San Paolo a destra oltre il fiume; sulla riva opposta, sul fondo, un imponente Palazzo Giacomelli prospiciente piazza delle Barche e alcuni edifici di minori dimensioni.
Oggi il paesaggio urbano, un tempo luogo dove si costruivano le imbarcazioni e per questo denominato squero, mantiene solo in parte l'aspetto di questo scorcio, molti sono infatti i cambiamenti, sia per quanto riguarda le strutture sia per la loro destinazione.

Tuttavia ancor oggi rimane suggestiva la vista della riviera che costeggia il Sile verso la barriera Garibaldi, caratterizzata dagli alti ippocastani e dall'imponenza degli edifici che si affacciano a pochi metri dal corso d'acqua. Tra tutti, spicca ancora la mole della dimora del friulano Sante Giacomelli (1792-1874), commerciante di stoffe, ora sede di rappresentanza dell'Unione degli Industriali della Provincia di Treviso. In precedenza il palazzo è stato di proprietà della famiglia veneziana dei Dolfin e successivamente l'abitazione del commendator Pietro Calzavara.
Si tratta di un edificio ideato, verso la fine del Seicento, probabilmente dall'architetto trevigiano Andrea Pagnossin e completato, con interventi successivi, nei primi decenni del XVIII secolo. 

 

 

 
     
 

La costruzione, dalle linee classiche, ha una facciata ben proporzionata, segnata nella parte superiore da un timpano con una cornice a dentelli, forato da un'elegante apertura polilobata. La parte mediana è alleggerita da una serie di aperture, separate al centro da una grande finestra dal frontone arcuato e mossa da quattro alti pilastri. Si contrappone al rigoroso bugnato del pianterreno, nel quale si apre il portone rettangolare con il bel mascherone.
La facciata opposta dell'edificio prospetta su un cortile descritto da Antonio Caccianiga nel suo Ricordo della Provincia di Treviso (Treviso,1872) come un giardino egregiamente disposto, con vaste serre per le piante esotiche fornite di fiori vari e abbondanti, e di peregrine novità. L'ampio portale di uscita sulla via si può vedere in un disegno che appare in un volume inedito, Studio d'Architettura, redatto dall'architetto Ottavio Scotti nel 1726 (Biblioteca Comunale di Treviso ms. 975).
All'interno, a partire dal piano nobile, un ampio salone occupa tutta la lunghezza del fabbricato e l'altezza di due piani: l'enorme spazio è interrotto a metà da un bella balaustra in legno che gira tutto intorno. Sulle pareti, sopra il ballatoio, sono dipinte a monocromo sei cornici barocche con gruppi di putti in diversi atteggiamenti di gioco e di divertimento.

 
     
 
 
     
 

Sopra alle volute che contornano le porte, si vedono: un nudo femminile, un nudo maschile, un satiro ed una satiressa. L'uso era riservato in passato ai ricevimenti e alle feste da ballo, ed è sottolineato dai tre scomparti del soffitto, incorniciati da fronde di quercia e dalla ricca decorazione che rappresenta scene festose di baccanali, danze e personaggi musicanti.
I dipinti sono attribuiti dal canonico Lorenzo Crico (Treviso 1833, Lettere sulle belle arti trevigiane) al pittore francese Louis Dorigny (Parigi, 1654 - Verona, 1742) il quale, trasferitosi in Italia, lavora soprattutto nel Dominio Veneto. Dal 1687 risiede stabilmente a Verona da dove si sposta per affrescare ville, palazzi e chiese. Il pittore dipinge anche alcune opere nella vicina Chiesa di san Paolo (1). M. Federici, Memorie Trevigiane sulle opere di disegno, Venezia 1803).
L'abbellimento della nobile dimora prosegue nel corso del XVIII secolo; alla seconda metà possono risalire i preziosi stucchi, di notevole valore artistico, che ornano due sale al primo piano.
Durante la prima guerra mondiale, l'edificio ospita la mensa del Comando di Presidio del Generale Filiberto, barone di Sardegna (Tito Garzoni, Diario trevigiano dal novembre 1917 al novembre 1918, Venezia 1936).

 
     
 

 
 

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