Saggi - La città di Treviso e provincia


 

Casa Bortolan

 

di Natalina Botter

     
 

 
     
 

Serpeggiando lentamente il fiume Sile abbandona la campagna ed entra in città a far parte dell'arredo urbano. Non più verdi sponde di giardini e parchi, bensì rive in pietra d'Istria e fondamenta di nobili palazzi che ostentano la loro bellezza specchiandosi nelle verdi acque di quello che potremmo ben definire il nostro "Canal Grande". Con la guerra tanti edifici lungo il fiume andarono perduti ma, grazie a sapienti restauri, la riviera rimane ancora un percorso suggestivo della nostra città.
Il quartiere universitario recentemente instaurato comprende, oltre all'Ospedale dei Battuti e all'ex Distretto Militare, anche il Palazzo Bortolan. Questo edificio, in origine di struttura cinquecentesca, fu acquistato nel 1806 dall'industriale Jacopo Bortolan, noto tra l'altro perché creò la Fonderia a Santa Maria del Rovere dove si lavorava soprattutto il rame. In quell'occasione il palazzo fu trasformato radicalmente secondo il gusto ottocentesco e la facciata fu realizzata, pare, dall'architetto Andrea Bon, o forse dallo Jappelli. Prima dei recenti restauri voluti dalla Fondazione Cassamarca l'edificio ospitava la Farmacia dell'Ospedale a pianoterra e ai piani superiori l'Amministrazione Generale dell'Istituto. Durante il Lombardo-Veneto aveva sede l'Ufficio delle Pubbliche Costruzioni. La lineare facciata bianca neoclassica presenta un poggiolo in pietra d'Istria accessibile da una trifora e interessanti decorazioni in terracotta dell'artista Zandomeneghi.
All'ingresso dell'edificio si nota subito una ricercatezza nell'armonizzare l'antico con il moderno.
Superato un atrio con il soffitto "alla Sansovino", cioè con travi a vista dipinte ancora nel Cinquecento e rimesse in opera nel radicale restauro dell'Ottocento, si resta colpiti dalla presenza di una scala modernissima che unisce tutti i piani: è come un grande albero costruito con lastre di ferro tagliate con raggi laser. Dal fascio centrale che sopporta tutto il peso, si innalzano a ventaglio i rami che sostengono i gradini in marmo rosso di Verona. L'opera realizzata dall'impresa Carron non si appoggia alle pareti e dà l'idea di estrema leggerezza. Alla sera diventa ancor più suggestiva per effetto dei gradini illuminati mediante fibre ottiche.
Al primo piano gli affreschi delle piccole sale si rifanno a scene del repertorio classico e mitologico: l'uccisione di Cesare e la partenza di Attilio Regolo alle pareti e sul soffitto Venere, Adone e Cupido; sopra le porte decorazioni monocrome con scene di battaglie. Anche per questi ambienti non è ben definito il nome degli artisti. Il Coletti accenna a Bernardino Bison mentre durante il recente restauro si è fatto il nome di Pietro Moro. Eleganti ghirlande a stucco appese a borchie dorate scendono dalle pareti e tra i lisci marmorini del soffitto si inseriscono gentili decorazioni di faretre, cornucopie, fiaccole. Tre grandi bassorilievi in stucco danno il nome ad un'altra stanza dalle pareti a finti marmi grigi e bianchi. Il soggetto di "Amore-Morte" di coppie infelici di innamorati è ripreso dall'antichità classica: Ettore e Andromaca; da Dante con Paolo e Francesca al cospetto del d'angolo tra la Riviera e vicolo Bortolan spiccano dal muro due spesse cornici in gesso; una sola però racchiude la decorazione ad olio su intonaco dove Diana si incontra con Pan in un suggestivo paesaggio romantico con laghetti e salici piangenti.
Al secondo piano si apre la luminosa stanza dei paesaggi che si intravedono attraverso un baldacchino "trompe l'oeil" sostenuto da esili colonnine di gusto pompeiano. Si tratta di vedute campestri con pastori, pescatori, cascate e torri di carattere bucolico. Ancora un ultimo ambiente ricorda il fasto dell'ottocentesca casa Bortolan: il salone delle feste che non si affaccia sul Sile, ma si allunga parallelo alla facciata all'interno del palazzo. È una giostra di colori sul vasto soffitto tra comici in rilievo, cerchi, ottagoni, quadrati che racchiudono affreschi con putti in piedi, seduti o distesi e con la grande rappresentazione di Giunone, Venere e le tre Grazie.
Il Palazzo è oggi adibito a Centro Internazionale di Alti Studi Universitari e ad Iniziative Culturali con la nuova denominazione di Palazzo dell'Umanesimo Latino.

 
     
 

 
 

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